"una pratica costante e intensa libera il corpo dalle impurità e dona chiarezza/eccellenza al sistema percettivo" (YS II,43)*
Nella pratica sul tappetino la nostra attenzione è rivolta all'interno, ma il mondo esterno non sparisce, viene solo percepito in un altro modo.
Asana, comunemente tradotta con postura, o posizione, letteralmente vuol dire essere così.
Asana non si copia, non si assume in modo forzato, ci ritroviamo in
asana attraverso l'ascolto e il rispetto della propria struttura fisica e mentale. Nella pratica si creano le condizioni perché ciascuno viva la propria esperienza. Il fondamento di
asana è una distensione ad ampio raggio.
Asana è quando siamo fermamente stabiliti in noi stessi liberi da tensioni.
Nella postura si può arrivare progressivamente e dall'interno, con cura dei passaggi. La relazione del corpo con la terra è fondamentale ed essenziale la posizione della colonna vertebrale nello spazio. Nella pratica, i movimenti della colonna e della respirazione si armonizzano. Stato mentale e respirazione si influenzano a vicenda. Quando la mente è calma, il ritmo del respiro diventa lento, leggero e naturale.
Dunque non c'è sforzo, né tensione verso uno scopo prefissato, si procede piuttosto attraverso una disponibilità a essere lì, con i mezzi del momento. Qual è la natura dello sforzo? E' l'attività di un'intenzione a voler fare in un tempo stabilito a priori, senza tener conto. Altra cosa è esserci.
L'effetto del non sforzo è l'intensità e lo spazio. Uno spazio libero dove siamo liberi di ricevere.
Le tensioni sembrano allora dissolversi dall'energia che si sprigiona da un ascolto caldo e accogliente, che ristabilisce un'armonia fondamentale.
"la rinuncia a stare con forza (nella postura) consente di ritrovare una dimensione senza confini (meditativa)" (YS II,47)*
* Gli Yoga Sutra di Patanjali, la coscienza dell'Essere, di Moiz Palaci e Renata Angelini, Associazione Italiana di Raja Yoga